Nvidia fa 96 miliardi, Google vuole prenotarti l’hotel

Edizione #74 28 agosto 2026

C’è un numero che racconta meglio di molti discorsi quanto costa la corsa all’AI: 96 miliardi di dollari in un trimestre. Intanto Google prova a diventare il tuo agente di viaggio, mentre Claude si prepara a entrare nelle chat e nei dati delle aziende. E sullo sfondo si apre una domanda meno glamour, ma decisiva: chi controlla davvero queste macchine quando finiscono al centro della politica e del lavoro?

Nvidia macina record, ma la festa dei data center ha un conto

1. Nvidia macina record, ma la festa dei data center ha un conto

Nvidia ha chiuso il trimestre terminato il 26 luglio 2026 con ricavi per 96 miliardi di dollari, più che raddoppiati rispetto a un anno prima. Il motore principale è la divisione data center, cioè i giganteschi centri informatici che fanno girare i modelli di intelligenza artificiale: da sola ha raggiunto 89 miliardi, con una crescita del 117%. In parole semplici, ogni azienda che vuole addestrare o usare AI su larga scala sta ancora facendo la fila per comprare i chip di Nvidia.

Questi risultati trasformano i conti dell’azienda guidata da Jensen Huang in una specie di termometro mondiale della spesa per l’AI. Non si tratta solo di chatbot: dietro ci sono cloud provider, banche, industrie, startup e governi che acquistano server, reti e memoria. Il punto delicato è proprio quest’ultima: i costi delle memorie e il modo in cui viene finanziata tutta questa infrastruttura sono sotto la lente di investitori e analisti.

La domanda che circola nel settore non è se Nvidia stia andando bene, quello è evidente, ma per quanto tempo il ritmo potrà restare così alto. Costruire data center richiede capitali enormi, energia elettrica e componenti che non si moltiplicano per magia. Se le aziende scoprissero di non monetizzare abbastanza velocemente i loro investimenti AI, potrebbero frenare gli ordini. Per ora, però, Nvidia resta il casello più affollato dell’autostrada dell’intelligenza artificiale.

👉 In pratica, l’AI che usi al lavoro non vive nel vuoto: dipende da hardware costoso e da una filiera sotto pressione. Se la corsa rallenta o i componenti rincarano, cambieranno prezzi, limiti e velocità dei servizi che oggi sembrano quasi gratuiti.

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2. Google AI Mode vuole passare dai consigli alle prenotazioni

Google sta aggiungendo ad AI Mode funzioni per seguire l’andamento dei prezzi dei voli, aiutare a trovare hotel e gestire altri pezzi dell’organizzazione di un viaggio. AI Mode è la modalità di ricerca conversazionale di Google: invece di ricevere solo una lista di link, puoi fare richieste più articolate e ottenere una risposta costruita dall’assistente. Con queste novità, l’obiettivo è avvicinarsi al ruolo di un piccolo agente di viaggio digitale.

La differenza è importante perché finora molti strumenti AI erano bravi a suggerire itinerari, magari con un entusiasmo un po’ fantasioso, ma poi lasciavano a te la parte noiosa: confrontare date, prezzi e disponibilità. Google punta invece a entrare nel momento in cui si prende la decisione e si effettua la prenotazione. È un passaggio molto più utile, ma anche molto più delicato, perché un errore su un ristorante è simpatico, un errore su un volo da 900 euro decisamente meno.

La mossa mette pressione a siti di viaggi, comparatori e app di prenotazione, che rischiano di perdere il rapporto diretto con l’utente. Per Google è anche una sfida di fiducia: dovrà spiegare con chiarezza quali offerte mostra, come traccia i prezzi e quando l’AI sta solo consigliando oppure sta davvero compiendo un’azione. Insomma, la ricerca online smette gradualmente di essere una mappa e prova a diventare un collega che fa le telefonate al posto tuo.

👉 Se stai pianificando ferie o trasferte, potresti passare meno tempo a saltare fra dieci schede del browser. Conviene comunque controllare sempre condizioni, bagagli e cancellazioni prima di premere il tasto finale.

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3. Anthropic vince in tribunale contro il Pentagono

Un giudice ha stabilito che l’inserimento di Anthropic in una lista nera da parte del Pentagono era incostituzionale. La decisione arriva dopo mesi di scontro tra il laboratorio AI e l’amministrazione Trump, iniziato con una causa presentata a marzo in un tribunale distrettuale della California. Secondo Anthropic, il governo aveva usato la propria posizione per punirla dopo che l’azienda aveva posto dei limiti, le cosiddette red lines, su alcuni utilizzi della propria tecnologia.

Essere inseriti in una lista di rischio per la filiera non è un dettaglio burocratico: può rendere molto più difficile lavorare con enti pubblici, partner e fornitori. Per un’azienda AI, soprattutto una che sviluppa modelli usati anche in contesti delicati, l’accesso ai contratti governativi può pesare moltissimo. Il giudice ha quindi dato ad Anthropic una vittoria significativa, riconoscendo che quel provvedimento non rispettava i limiti costituzionali.

Il caso porta alla luce una tensione che vedremo sempre più spesso: i governi vogliono usare AI potente per sicurezza e difesa, mentre i produttori cercano di decidere quali impieghi consentire. Non è solo un dibattito etico da convegno. Dietro ci sono contratti, potere politico e la possibilità che una scelta tecnica, come rifiutare una certa applicazione, abbia conseguenze legali enormi.

👉 Il punto è che le regole dell’AI non vengono scritte soltanto nei laboratori: sempre più spesso si decidono in tribunale e nei ministeri. Quando un assistente viene usato da un’azienda o da una pubblica amministrazione, i suoi limiti diventano una questione concreta di responsabilità.

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4. Claude entra in Salesforce e Slack con 37 skill

Salesforce e Anthropic hanno annunciato una partnership per portare Claude dentro il CRM, cioè il sistema dove le aziende raccolgono clienti, trattative e attività commerciali. Il progetto, chiamato Claudeforce, debutta con 37 skill dedicate alle vendite. L’idea è far lavorare l’AI sui dati e sui processi aziendali, non soltanto su una pagina bianca dove chiedere di scrivere una mail.

L’integrazione riguarda anche Slack, il luogo dove in molte aziende si svolge metà della giornata lavorativa tra messaggi, file e richieste improvvise. Claude dovrebbe aiutare a collegare ragionamento generativo, azioni controllate e Agentforce, la piattaforma di agenti AI di Salesforce. La beta aperta di Salesforce in Claude è prevista per settembre 2026, un segnale che le due aziende vogliono muoversi rapidamente.

La parola chiave qui è governate: un assistente che accede a dati clienti e può intervenire in un flusso di vendita deve avere permessi, regole e tracce verificabili. Dire a un’AI “sistemami il CRM” è comodo, ma non significa darle le chiavi dell’ufficio senza controllo. Nel software aziendale la partita non sarà vinta dal chatbot più brillante, ma da chi riesce a rendere l’automazione affidabile senza trasformarla in una fonte di pasticci.

👉 Per chi lavora con clienti, pipeline o Slack, l’AI si avvicina al punto in cui le informazioni sono già archiviate. Il vantaggio può essere enorme, ma prima di usarla serve capire bene che cosa può leggere, modificare e inviare.

Leggi la fonte → (AI4Business)

In breve

  • OpenAI, Anthropic, Google e oltre cento aziende hanno chiesto interventi contro una nuova generazione di minacce informatiche legate all’AI. Stanno promuovendo una soluzione comune per rendere la cybersicurezza più pronta di fronte a strumenti capaci di automatizzare attacchi e inganni su larga scala.
  • L’app per appunti di Google, Gemini Notebook, ora può usare i libri acquistati su Google Play Books come fonti. La funzione Expert Intelligence permette di fare domande sul testo e creare piani, infografiche o podcast AI: utile per studiare, con il solito promemoria che un riassunto non sostituisce aver capito davvero il libro.
  • Nel Regno Unito, il regolatore dell’energia sta cercando di distinguere i veri progetti di data center da quelli puramente speculativi, che occupano capacità della rete senza costruire nulla. È il lato poco fotogenico dell’AI: anche il modello più brillante resta al buio se non c’è elettricità per alimentarlo.
  • Secondo codice esaminato da WIRED, OpenAI starebbe sviluppando un agente AI persistente per Codex, capace di continuare a lavorare in modo proattivo finché non viene messo “a dormire”. L’idea assomiglia più a delegare un compito a un collaboratore che a fare una singola domanda in chat, e proprio per questo richiederà controlli molto più attenti.
  • Google sta imponendo nuovi limiti all’uso della memoria nelle app Android, mentre la domanda dei data center AI contribuisce a mettere sotto pressione la disponibilità di componenti. La conseguenza possibile è paradossale: la corsa ai supercomputer potrebbe rendere più difficile offrire telefoni economici con abbastanza memoria.

Lo sapevi che…

Ai Robot Games di Pechino, gli umanoidi hanno stupito non solo correndo a velocità impressionanti, ma anche con prove di precisione come usare le pinzette. Correre veloce fa scena, certo, ma prendere un oggetto minuscolo senza farlo cadere è spesso un test molto più difficile per il “cervello” di un robot.

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Come usarlo: Carica un PDF, un articolo o i tuoi appunti. Poi fai domande sul contenuto e l'AI risponde basandosi solo su quello che hai caricato. Può anche generare un podcast audio di due voci che discutono il tuo documento.

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