Google spegne Assistant, Microsoft dipende da OpenAI (e 10 miliardi volano in Norvegia)

Edizione #65 7 agosto 2026

Se ti dicessi che Google sta per spegnere Assistant per sempre, che Microsoft deve il 70% dei suoi ricavi AI a OpenAI e che in Norvegia stanno costruendo una "fabbrica" da 10 miliardi per l’intelligenza artificiale? No, non è fantascienza. È solo un’altra settimana nel mondo dell’AI. E alcune di queste mosse potrebbero toccarti molto più da vicino di quanto pensi.

1. Una startup costruirà una “fabbrica AI” da 10 miliardi di dollari in Norvegia

Una giovane azienda infrastrutturale ha annunciato un piano da 10 miliardi di dollari per costruire una gigantesca "AI factory" in Norvegia. Non parliamo di una fabbrica nel senso tradizionale, ma di un enorme centro dati progettato esclusivamente per addestrare e far girare modelli di intelligenza artificiale. Il progetto si inserisce nella corsa globale a costruire sempre più capacità di calcolo, cioè i muscoli che permettono all’AI di funzionare.

La cosa sorprendente è che si tratta di una startup relativamente nuova, che però è riuscita a raccogliere fondi con una velocità insolita. Segno che gli investitori stanno scommettendo in modo aggressivo sull’infrastruttura, non solo sulle app che usiamo ogni giorno. La Norvegia, con la sua energia rinnovabile abbondante e il clima freddo che aiuta a raffreddare i server, è vista come il posto ideale per questo tipo di impianti energivori.

Dietro questa mossa c’è una dinamica semplice: la domanda di potenza di calcolo per l’AI sta esplodendo. Ogni nuovo modello, ogni nuovo assistente, ogni nuova funzione “intelligente” richiede enormi quantità di chip e di elettricità. Chi controlla l’infrastruttura controlla una parte cruciale della catena del valore, un po’ come possedere le autostrade in un mondo pieno di automobili.

👉 Il punto è che l’AI che userai domani dipende da questi investimenti colossali. Se la capacità di calcolo cresce, vedremo modelli più potenti e servizi più veloci. Ma significa anche bollette energetiche, geopolitica e sostenibilità sempre più intrecciate con la tecnologia che usi ogni giorno.

Leggi la fonte → (AI Business)

2. Addio Google Assistant: da settembre 2026 arriva solo Gemini

Google ha annunciato che dal 4 settembre 2026 spegnerà ufficialmente Google Assistant su Android e Wear OS. Al suo posto arriverà Gemini, il nuovo sistema basato su modelli linguistici di grandi dimensioni, quelli che generano risposte in modo probabilistico. Il passaggio riguarderà smartphone, tablet, smartwatch e perfino le auto con Android Auto.

Assistant era un sistema più tradizionale, costruito per eseguire comandi specifici in modo affidabile. Gemini, invece, è basato su un modello generativo, più flessibile ma anche meno prevedibile. La domanda che molti si fanno è semplice: un sistema che “indovina” la risposta più probabile sarà preciso quanto uno progettato per eseguire comandi rigidi?

Per Google è una scommessa enorme. Significa unificare tutto sotto un’unica architettura AI, trasformando l’assistente da semplice esecutore di comandi a vero collaboratore conversazionale. È un cambio di paradigma che riflette una tendenza più ampia: gli assistenti diventano agenti, cioè strumenti che non si limitano a rispondere ma iniziano ad agire.

👉 Se usi Android, preparati a un assistente molto più “chiacchierone” e creativo. Potrà fare più cose, ma dovrai anche abituarti a verificare meglio le risposte quando contano davvero, per esempio con appuntamenti, messaggi o indicazioni importanti.

Leggi la fonte → (The Decoder)

3. Microsoft: il 70% dei ricavi AI dipende da OpenAI

Secondo un’analisi riportata da Bloomberg, Microsoft avrebbe generato 24,1 miliardi di dollari di ricavi legati all’AI nell’ultimo anno fiscale. Di questi, circa il 70% dipenderebbe direttamente dalla partnership con OpenAI. Una cifra che fa capire quanto sia centrale l’accordo con il creatore di ChatGPT per la strategia di Redmond.

Microsoft ha integrato i modelli OpenAI praticamente ovunque: in Azure, in Copilot per Office, nei servizi enterprise. Questo ha permesso all’azienda di crescere rapidamente nel settore AI, ma la rende anche fortemente legata a un partner esterno. Per una società storicamente nota per controllare tutta la filiera, è una situazione insolita.

Questa dipendenza spiega anche le tensioni e le complesse trattative tra le due aziende negli ultimi mesi. Quando una fetta così grande del business dipende da un solo fornitore tecnologico, ogni cambiamento negli accordi può avere conseguenze enormi. È un equilibrio delicato tra collaborazione e competizione.

👉 Tradotto: quando senti parlare di Copilot o AI in Office, stai in gran parte usando tecnologia OpenAI sotto il cofano. Per le aziende significa che le scelte strategiche tra Microsoft e OpenAI possono influenzare prezzi, funzionalità e integrazioni future.

Leggi la fonte → (The Decoder)

4. Meta ha pubblicato inserzioni con immagini pedopornografiche generate dall’AI

Un’inchiesta di Wired ha rivelato che su piattaforme di Meta come Facebook, Instagram, Messenger e Threads sono state pubblicate oltre 50 inserzioni contenenti immagini e video di abuso su minori generate con l’AI. Alcuni di questi annunci erano attivi fino a pochi giorni fa, secondo i dati della libreria pubblicitaria di Meta.

Le immagini non erano fotografie reali, ma contenuti generati artificialmente. Questo non le rende meno problematiche. Anzi, complica ulteriormente il lavoro di moderazione, perché i sistemi devono distinguere tra contenuti sintetici leciti e materiale illecito creato con strumenti sempre più accessibili.

Il caso solleva domande pesanti sulla capacità delle piattaforme di controllare ciò che viene promosso a pagamento. Se un contenuto passa i filtri pubblicitari, significa che c’è stato un fallimento nei sistemi automatici e nei controlli umani. E con l’AI generativa che abbassa le barriere tecniche, il rischio di abusi cresce rapidamente.

👉 Per chi usa i social per lavoro o per pubblicità, questo significa più controlli e probabilmente regole più rigide in arrivo. E come utenti, ci ricorda che l’AI non è solo uno strumento creativo, ma anche un moltiplicatore di rischi se non viene gestita con attenzione.

Leggi la fonte → (Wired)

5. AMD compra Taalas e punta a “incidere” i modelli nei chip

AMD ha acquisito la startup Taalas, specializzata in una tecnologia particolare: ottimizzare l’inference, cioè la fase in cui un modello già addestrato viene utilizzato per generare risposte, “incidendo” parti del modello direttamente nel silicio. In pratica, trasformare il software in qualcosa di molto più vicino all’hardware.

L’obiettivo è aumentare le prestazioni e ridurre i consumi energetici quando i modelli vengono eseguiti. Oggi gran parte dell’AI gira su chip generalisti o su GPU molto flessibili. L’idea di Taalas è creare soluzioni su misura per specifici modelli, rendendoli più veloci ed efficienti.

La mossa si inserisce nella guerra dei chip AI, dove Nvidia domina ma concorrenti come AMD cercano strade alternative. Se riesci a far girare un modello con meno energia e più velocità, puoi offrire servizi AI a costi inferiori o su dispositivi più piccoli.

👉 In pratica, per chi sviluppa o usa servizi AI questo può tradursi in strumenti più rapidi e meno costosi. E nel medio termine potremmo vedere funzioni avanzate direttamente su laptop e smartphone, senza dover sempre passare dal cloud.

Leggi la fonte → (The Register)

In breve

  • Meta ha lanciato Muse Code, un agente AI pensato per lavorare su basi di codice molto grandi e complesse. Promette di gestire task articolati su interi progetti software, non solo su singoli file. È un altro passo verso programmatori assistiti da agenti che ragionano su larga scala.
  • Google Maps introduce funzioni “agentiche” come ordinare cibo o prenotare hotel direttamente dall’app. L’obiettivo è trasformare la mappa in un assistente operativo che completa azioni nel mondo reale. Non solo ti dice dove andare, ma lo fa per te.
  • Anthropic, l’azienda dietro Claude, sta assumendo un team per progettare chip AI proprietari. Vuole co-progettare hardware e modelli insieme, per farli funzionare in modo più efficiente. Segno che la corsa non è solo sui modelli, ma anche sul ferro che li fa girare.
  • WeatherNext, modello di Google DeepMind, ha raggiunto un nuovo traguardo nella previsione dei cicloni. Secondo l’azienda, migliora accuratezza e anticipo delle previsioni rispetto ai sistemi tradizionali. Un esempio concreto di AI applicata a problemi molto reali.
  • Il team di Rust ha adottato una policy ufficiale sull’uso degli LLM nel progetto open source. L’obiettivo è chiarire quando e come l’AI può essere usata nello sviluppo del linguaggio. Anche le community tecniche iniziano a mettere paletti chiari.

Lo sapevi che…

Una startup chiamata Liquid AI ha rilasciato un modello “agentico” da 2,6 miliardi di parametri che può girare direttamente su dispositivo, con un contesto lunghissimo da 128 mila token. In pratica può pianificare ed eseguire compiti complessi senza mandare dati al cloud. Il futuro dell’AI potrebbe essere molto più locale di quanto immagini.

Tool del giorno

Il fotoritocco AI di Google diventato un fenomeno mondiale: modifichi qualsiasi foto scrivendo cosa vuoi cambiare, e i volti restano perfettamente riconoscibili.

Come usarlo: Apri Gemini, carica una foto e scrivi la modifica che vuoi: 'mettimi in giacca e cravatta', 'sposta la scena a Parigi', 'trasformami in statuetta da collezione'. Gratis fino a 20 immagini al giorno. È lo stesso motore che alimenta Banana Slides.

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