Meta fermata dalla Cina, Google col Pentagono, e l’AI che vuole vivere senza di noi

Edizione #34 29 aprile 2026

La geopolitica entra a gamba tesa nell’AI, Google firma con il Pentagono mentre i dipendenti protestano, e un ex DeepMind raccoglie oltre un miliardo per costruire un’intelligenza che impara senza dati umani. Nel frattempo OpenAI potrebbe lavorare a uno smartphone senza app e la Cina rilancia con modelli open source a basso costo. Se pensavi che l’AI fosse solo chatbot e immagini buffe, questa settimana ti fa cambiare idea.

1. La Cina blocca l’acquisizione da 2 miliardi di Meta

Meta dovrà rinunciare alla sua acquisizione da 2 miliardi di dollari della startup Manus. Dopo mesi di indagini, le autorità cinesi hanno ordinato al gruppo di Mark Zuckerberg di annullare l’operazione, che faceva parte della strategia di Meta per rafforzarsi nel settore degli AI agent, cioè software capaci di agire in autonomia al posto nostro.

L’operazione era considerata un tassello chiave per competere con OpenAI, Google e le startup emergenti nel campo degli agenti intelligenti. Manus avrebbe portato competenze e tecnologie preziose in un momento in cui la corsa non è più solo su chi ha il modello linguistico più potente, ma su chi riesce a trasformarlo in un assistente operativo che prenota, compra, scrive codice e prende decisioni.

Il veto cinese è un segnale forte: l’AI è ormai un terreno geopolitico sensibile quanto i semiconduttori o le telecomunicazioni. Le autorità temono concentrazioni di potere e trasferimenti di tecnologia strategica. E per le Big Tech americane, fare shopping globale sta diventando sempre più complicato.

👉 Tradotto: la corsa agli agenti intelligenti sarà meno lineare del previsto. Se lavori con strumenti AI, preparati a un mercato più frammentato, con tecnologie diverse a seconda del Paese e regole che possono cambiare da un giorno all’altro.

Leggi la fonte → (TechCrunch AI)

2. Un ex DeepMind raccoglie 1,1 miliardi per un’AI che impara da sola

David Silver, uno dei nomi dietro ai successi di DeepMind come AlphaGo, ha fondato pochi mesi fa una nuova startup britannica chiamata Ineffable Intelligence. In tempo record ha raccolto 1,1 miliardi di dollari, con una valutazione di 5,1 miliardi. Non male per un’azienda praticamente appena nata.

L’obiettivo è ambizioso: costruire un’AI che impari senza usare dati umani. Oggi i modelli vengono addestrati su montagne di testi, immagini e contenuti creati da noi. Silver punta invece su sistemi che apprendono dall’esperienza diretta, un po’ come faceva AlphaZero quando imparava a giocare a scacchi contro sé stesso milioni di volte.

Se questa strada funzionasse su larga scala, cambierebbe le regole del gioco. Meno dipendenza da dataset pubblici o licenze costose, meno problemi legati al copyright, e potenzialmente modelli più “originali” nelle soluzioni. Molti nel settore vedono questa mossa come un tentativo di superare il limite attuale dei modelli linguistici, che stanno iniziando a raschiare il fondo del barile dei dati disponibili.

👉 Il punto è che potremmo entrare in una fase in cui l’AI non imita più solo ciò che ha letto online, ma sviluppa strategie proprie. Per chi usa questi strumenti sul lavoro, significa risultati meno prevedibili ma forse più creativi e strategici.

Leggi la fonte → (TechCrunch AI)

3. Google firma un accordo con il Pentagono per “qualsiasi uso legale” dell’AI

Google ha siglato un accordo riservato con il Dipartimento della Difesa USA che permette l’uso dei suoi modelli di AI per “qualsiasi scopo governativo legale”. La notizia, riportata da The Information e ripresa da The Verge, arriva meno di 24 ore dopo che alcuni dipendenti avevano chiesto al CEO Sundar Pichai di bloccare ogni collaborazione militare.

Non è la prima volta che Google si trova in questa posizione delicata. Già nel 2018 il progetto Maven, legato all’analisi di immagini per droni, aveva scatenato proteste interne. Oggi però il contesto è diverso: l’AI è molto più potente e pervasiva, e può essere usata in ambiti che vanno dall’analisi logistica alla cybersicurezza.

La formula “any lawful purpose” è ampia e lascia spazio a molte interpretazioni. Significa che, finché l’uso rientra nella legge americana, i modelli Google possono essere integrati in sistemi governativi, anche sensibili. Questo riapre il dibattito su etica, responsabilità e controllo democratico delle tecnologie AI.

👉 In pratica, l’AI che usi per scrivere una mail o fare un riassunto potrebbe avere una “cugina” impiegata in contesti militari. Non cambia il tuo abbonamento, ma cambia la consapevolezza di quanto queste tecnologie siano ormai infrastrutture strategiche.

Leggi la fonte → (The Verge AI)

4. DeepSeek-V4: la Cina rilancia con modelli open e a basso costo

, La società cinese DeepSeek ha lanciato due versioni del suo nuovo modello V4, entrambe open e pensate per essere economiche da utilizzare. Un dettaglio non secondario: per l’inferenza, cioè per far funzionare il modello una volta addestrato, utilizza chip AI di Huawei invece delle soluzioni Nvidia più diffuse in Occidente.

Il messaggio è chiaro. Anche con le restrizioni americane sui semiconduttori avanzati, la Cina sta costruendo un ecosistema alternativo che combina modelli open source e hardware domestico. Rendere il modello aperto significa permettere a sviluppatori e aziende di studiarlo, modificarlo e integrarlo nei propri sistemi.

Secondo diversi analisti, questo potrebbe cambiare la dinamica globale. Se i modelli open cinesi diventano abbastanza performanti e molto più economici, molte aziende in Asia, Africa e America Latina potrebbero sceglierli per motivi di costo e accessibilità.

👉 Per te cambia che l’offerta di AI non sarà dominata solo da pochi nomi americani. Nei prossimi mesi potresti trovarti a valutare soluzioni meno note, ma più economiche e personalizzabili.

Leggi la fonte → (AI Business)

5. OpenAI potrebbe lavorare a uno smartphone senza app

Secondo l’analista Ming-Chi Kuo, OpenAI starebbe esplorando lo sviluppo di uno smartphone in collaborazione con MediaTek, Qualcomm e il produttore Luxshare. Dopo le voci su auricolari intelligenti, questa indiscrezione alza l’asticella: non solo accessori, ma un vero dispositivo.

L’idea sarebbe radicale. Al posto delle classiche app, il cuore dell’esperienza sarebbe un sistema di AI agent capace di gestire richieste e attività in modo conversazionale. Invece di aprire dieci applicazioni diverse, parli con l’assistente e lui orchestra tutto dietro le quinte.

Non è chiaro se e quando vedremo un prodotto concreto. Ma il solo fatto che OpenAI stia valutando l’hardware indica una volontà di controllare l’esperienza utente dall’inizio alla fine, senza dipendere da iOS o Android.

👉 Se questo scenario si avvera, il modo in cui usi lo smartphone potrebbe cambiare più di quanto abbia fatto l’arrivo delle app nel 2008. Meno icone, più conversazione, e un assistente che diventa il vero sistema operativo.

Leggi la fonte → (TechCrunch AI)

In breve

  • Amazon ha iniziato a offrire rapidamente i nuovi prodotti di OpenAI su AWS, incluso un servizio di agenti. Dopo la fine dell’esclusiva con Microsoft, OpenAI sta distribuendo i suoi modelli su più piattaforme cloud, ampliando le opzioni per le aziende.
  • Claude di Anthropic ora si collega direttamente a software come Photoshop, Blender e Ableton. In pratica può leggere e lavorare dentro strumenti creativi professionali, entrando nel flusso di lavoro di designer, musicisti e studi creativi.
  • YouTube sta testando una ricerca con risposte guidate generate dall’AI per gli utenti Premium negli Stati Uniti. Invece di una lista di video, potresti vedere una sintesi strutturata con clip suggerite e spiegazioni.
  • Bloomberg Terminal si rifà il look con un’interfaccia più simile a un chatbot. L’obiettivo è permettere ai trader di interrogare dati finanziari complessi con domande in linguaggio naturale, senza dover ricordare comandi criptici.
  • Otter lancia una funzione che permette di cercare informazioni non solo nelle riunioni trascritte, ma anche in Gmail, Drive, Notion, Jira e Salesforce. L’assistente diventa così una specie di motore di ricerca interno per l’azienda.

Lo sapevi che…

Nel 2025 alcuni ricercatori hanno stimato che una singola richiesta complessa a un modello AI avanzato può consumare tanta energia quanto tenere accesa una lampadina LED per diverse ore. Non sembra molto, ma moltiplicalo per miliardi di richieste al giorno e capisci perché tutti parlano di data center e centrali elettriche.

Tool del giorno

Strumento di Google che analizza i tuoi documenti e li trasforma in riassunti, risposte e persino podcast audio.

Come usarlo: Carica un PDF, un articolo o i tuoi appunti. Poi fai domande sul contenuto e l'AI risponde basandosi solo su quello che hai caricato. Può anche generare un podcast audio di due voci che discutono il tuo documento.

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