AGI è morta? LeCun cambia le regole (e Google paga 692 milioni)

Edizione #16 9 marzo 2026

E se stessimo inseguendo l’obiettivo sbagliato da anni? Questa settimana uno dei padri dell’AI dice che l’AGI è un concetto confuso, Google mette sul piatto quasi 700 milioni per il suo CEO e qualcuno prova a far fare ricerca autonoma alle macchine con 630 righe di codice. Nel frattempo, le telecamere di casa e i correttori di bozze diventano sempre più intelligenti. Vediamo cosa sta succedendo davvero.

1. Yann LeCun: "L’AGI è un mito mal definito. Pensiamo alla SAI"

In un nuovo paper, Yann LeCun, capo scienziato AI di Meta e uno dei "padrini" del deep learning, lancia una provocazione forte: stiamo parlando di AGI come se fosse un traguardo chiaro, ma in realtà nessuno sa definirla davvero. L’acronimo sta per Artificial General Intelligence, cioè un’intelligenza artificiale capace di fare tutto ciò che fa un essere umano. Il problema, secondo LeCun, è che ognuno la interpreta a modo suo: per alcuni è superare un esame universitario, per altri è scrivere codice meglio di un senior, per altri ancora è diventare cosciente. Una definizione così vaga rende impossibile misurarla seriamente.

Nel paper, LeCun e il suo team propongono di spostare il focus su un concetto diverso: SAI, Superhuman Adaptable Intelligence. L’idea è più concreta e meno filosofica. Invece di chiedersi se una macchina "pensa come un umano", si chiede se riesce ad adattarsi a nuovi compiti e ambienti meglio di noi. Non una mente universale che fa tutto, ma sistemi capaci di apprendere rapidamente, pianificare, ragionare e generalizzare in modo flessibile.

Il punto non è solo semantico. LeCun critica apertamente l’ossessione di parte dell’industria per l’AGI come traguardo quasi mistico, spesso usato anche per giustificare investimenti miliardari. Se non sai definire un obiettivo, dice in sostanza, non puoi neanche capire quando lo hai raggiunto. E questo influenza ricerca, marketing e aspettative del pubblico.

👉 Il punto è che quando senti parlare di "AGI entro due anni" o "AGI imminente", ora sai che dietro c’è una definizione molto ballerina. Per te cambia che puoi leggere queste promesse con più spirito critico e distinguere tra hype e progressi concreti.

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2. Google premia Pichai con 692 milioni di dollari

Google ha approvato un pacchetto retributivo da 692 milioni di dollari per il CEO Sundar Pichai. Non è uno stipendio annuale in contanti, ma un mix di azioni e incentivi legati alle performance. Una parte significativa è collegata a progetti strategici come Waymo, la divisione di auto a guida autonoma, e Wing, il servizio di consegne con droni.

Il messaggio è chiaro: l’AI e le tecnologie autonome sono considerate il cuore del futuro di Alphabet. Dopo la pressione competitiva di OpenAI e Microsoft, Google ha accelerato su Gemini, ricerca potenziata dall’AI e integrazione nei suoi prodotti. Legare la remunerazione del CEO ai risultati di queste scommesse significa mettere nero su bianco che la partita si gioca lì.

Un compenso di queste dimensioni fa discutere, soprattutto in un contesto in cui molte aziende tech hanno ridotto organici negli ultimi anni. Ma segnala anche quanto il consiglio di amministrazione creda che la leadership in AI possa valere centinaia di miliardi di capitalizzazione nei prossimi anni.

👉 Tradotto: l’AI non è più un reparto innovazione, è la strategia centrale. Se lavori in un’azienda grande o tradizionale, aspettati che anche il tuo top management venga valutato sempre più su quanto integra davvero l’intelligenza artificiale nei prodotti e nei processi.

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3. Ring e il nodo del riconoscimento facciale

Dopo uno spot al Super Bowl, il fondatore di Ring, Jamie Siminoff, ha cercato di rassicurare il pubblico sulle questioni di privacy legate alle videocamere intelligenti. Il tema più delicato è il riconoscimento facciale: le telecamere possono identificare persone specifiche? E cosa succede ai dati raccolti?

Le risposte dell’azienda, secondo diversi osservatori, non sono state chiarissime. Ring parla di funzioni limitate, controlli per l’utente e rispetto delle normative, ma evita impegni netti su come evolveranno queste tecnologie in futuro. In un’epoca in cui l’AI rende sempre più facile analizzare volti e comportamenti, la linea tra sicurezza domestica e sorveglianza diffusa diventa sottile.

Il contesto conta. Negli ultimi anni le aziende di dispositivi smart home hanno dovuto affrontare critiche su accesso ai dati da parte delle forze dell’ordine e uso interno delle registrazioni. L’aggiunta di capacità AI sempre più avanzate riaccende un dibattito che non è solo tecnico, ma profondamente sociale.

👉 Se hai una videocamera smart in casa, vale la pena controllare impostazioni e condizioni d’uso. Per te cambia che l’AI rende questi dispositivi molto più potenti, ma anche più delicati dal punto di vista della privacy.

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4. Grammarly promette revisioni "da esperti". Ma gli esperti dove sono?

Grammarly ha lanciato una funzione chiamata expert review, che dovrebbe migliorare i testi degli utenti grazie all’aiuto dei "grandi scrittori e pensatori del mondo". L’idea è affascinante: scrivi una mail o un articolo e ricevi suggerimenti nello stile di autori famosi o professionisti riconosciuti.

Il problema è che, secondo un’inchiesta, dietro questa etichetta non ci sarebbero veri esperti coinvolti direttamente nelle revisioni. Si tratta piuttosto di modelli di AI addestrati su testi pubblici, che simulano uno stile o un approccio. Nulla di illegale, ma la comunicazione rischia di essere ambigua.

Questo episodio tocca un nervo scoperto dell’AI generativa: quanto è trasparente il marketing? Dire che un testo è rivisto "da esperti" evoca una persona in carne e ossa che controlla e approva. Se invece è un algoritmo, cambia la percezione e la fiducia.

👉 In pratica, quando usi strumenti di scrittura AI, ricordati che dietro non c’è un editor umano che ti legge davvero. Usali come supporto intelligente, non come timbro di qualità definitiva.

Leggi la fonte → (TechCrunch)

5. Karpathy pubblica Autoresearch: l’AI che fa esperimenti da sola

Andrej Karpathy, ex direttore AI di Tesla e figura molto seguita nella comunità tech, ha open-sourcato Autoresearch, un tool di circa 630 righe di Python. L’obiettivo è permettere ad agenti AI di condurre esperimenti di machine learning in autonomia, il tutto su una singola GPU NVIDIA.

In pratica, il sistema può proporre ipotesi, lanciare test, valutare i risultati e iterare, cioè riprovare migliorando i parametri. È una versione minimale di un laboratorio automatizzato per l’AI. Non serve un data center gigantesco: basta una buona scheda grafica e un po’ di competenza tecnica.

Il progetto si inserisce nel filone degli AI agents, software che non si limitano a rispondere a una domanda ma pianificano azioni e le portano avanti. Anche se è pensato per sviluppatori, il messaggio più ampio è chiaro: stiamo passando da modelli che chiacchierano a sistemi che agiscono.

👉 Il punto è che nei prossimi anni vedremo strumenti che non solo suggeriscono idee, ma testano soluzioni al posto tuo. Per chi lavora con dati, marketing o prodotto, questo può tradursi in cicli di sperimentazione molto più rapidi.

Leggi la fonte → (MarkTechPost)

In breve

  • OpenAI ha rinviato di nuovo la modalità "adult" di ChatGPT, pensata per consentire contenuti erotici agli utenti verificati maggiorenni. La funzione era già stata posticipata da dicembre e non c’è ancora una nuova data ufficiale.
  • Su Product Hunt è comparso il Claude Marketplace, una piattaforma che promette di aiutare le aziende a trovare e integrare strumenti basati sull’AI Claude più facilmente. Segno che attorno ai modelli AI stanno nascendo veri e propri ecosistemi commerciali.
  • Su Hacker News molti utenti chiedono di limitare i post dei nuovi account perché sospettati di essere generati da AI. La paura è che le community online si riempiano di contenuti automatici, rendendo più difficile distinguere le voci autentiche.
  • È diventato virale un video in cui cellule cerebrali umane coltivate in laboratorio riescono a giocare a DOOM tramite un sistema chiamato CL1. Un esperimento a metà tra neuroscienza e fantascienza che fa discutere su dove stia andando la ricerca.

Lo sapevi che…

Esiste un progetto open source di circa 300 righe di codice che simula forme di "vita artificiale" capaci di riprodursi e competere per risorse digitali. Non è solo un gioco per nerd: molti ricercatori usano questi mini-mondi per studiare come potrebbero emergere comportamenti complessi da regole semplicissime.

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